Roma-Salone della Nautica Big Blu 2012 – Considerazioni

Post del febbraio 24, 2012 da

Dopo quasi una settimana dall’inizio del Salone della Nautica di Roma, il Big Blu 2012, ci sentiamo di commentare le impressioni sentite e le cose viste in questi giorni. Ormai l’esposizione alla Fiera di Roma volge quasi al termine, domenica 26 è l’ultimo giorno utile per le visite, ma già si può fare un piccolo bilancio.  Dobbiamo dire che questo salone non si ricorderà per sfarzo e novità presentate forse perchè viviamo proprio un’epoca caratterizzata da rigore e sobrietà, o almeno così dovrebbe essere.  A nostro avviso però, ancora una volta si potrebbe dire, è stata persa un’occasione per cercare di far cambiare rotta ad un mondo della nautica che è in grossa crisi. La crisi c’è, è innegabile, ma a parte piagnistei ed invettive nei confronti di tasse, controlli e vessazioni, nulla si dice e si fa per modificarne un po’ l’andazzo.
A nostro modestissimo avviso bisognerebbe prima di tutto capire il perchè della profondità di questa crisi. Tutta l’Europa soffre ma, devo dire come al solito, il nostro comparto nautico subisce ancora di più i nefasti fumi della finanza esuberante.
E’ sicuramente vero che una nuova tassa sulle imbarcazioni non certo agevola la diffusione dell’uso della barca, però mi sembra miope e pretestuoso addossare la colpa dei mancati acquisti ai controlli delle autorità sulle barche presenti nei porti. Mi si è detto negli stand che i soldi ci sono ma la gente ha paura a tirarli fuori per terrore dei controlli fiscali.
Tutto ciò può essere vero ma sicuramente non descrive le modalità con le quali siamo arrivati a questo punto. Per anni, circa trenta oramai, si è completamente affossata l’idea di diffondere a tutti l’accesso alla nautica. Nella realtà nazionale non sono stati mai considerati gli esponenti del ceto medio che, all’opposto di come avviene in altri stati,  in Italia non si avvicinano nemmeno al pensiero di una barca perché lo considerano un bene esclusivo, d’elite e, oggi, pure associabile a evasione ed elusione. Si è vissuto sul periodo delle vacche grasse di chi comprava imbarcazioni per dimostrare potenza economica e sociale senza diffondere adeguata cultura nautica, attraverso le scuole e i centri di formazione, che indirizzassero  ad un uso della barca consapevole e quindi, permettetemelo, meno costoso. Si è accettato che legiferassero, l’ultima legge sulla nautica del diporto del 2005 ne è un esempio, privilegiando, anche a livello tecnico e non solo strategico, solo la produzione, il possesso e addirittura la conduzione dei super yacht. Tutto ciò  permettendo che, dopo i gloriosi anni 70, tutta la cantieristica e la professionalità italiana sul resto si dissolvesse.

La nautica in Francia fa vivere tra indotto e produzione circa 500.000 persone e porta in barca circa 3.000.000 di naviganti. Sono numeri impietosi per il nostro comparto e credo che, prima di muovere qualsiasi azione di modifica o di indirizzo, bisognerebbe capire ed analizzare quali potrebbero essere gli interventi mai fatti ma che, strategicamente, ci porterebbero non solo a tornare ad un livello di competitività accettabile ma addirittura a crescere.

Cogliere le occasioni come un Fiera oppure anche l’attenzione del legislatore, seppur negativa in questo momento, per indurre ad un’inversione di rotta dovrebbe essere l’obbiettivo primario di chi ha scelto questo mestiere per passione oltre che per guadagno. A tutt’oggi non vedo questo movimento e me ne dolgo.

 

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